Nel 1992 sul panfilo della corona britannica ormeggiato a Civitavecchia, sono state decise le grandi privatizzazioni dello Stato italiano.
Dal 1993 hanno dato inizio alle grandi svendite, regali, ai potentati bancari internazionali.
Oggi gli stessi signori (da Romano Prodi in sù fino Mario Draghi) sono partiti con la seconda fase...
Prossimo passaggio? Declassamento del debito italiano da parte delle agenzie (lobbies) di rating: Standard & Poor's, Moody's e Fitch?... SI, OGGI, 20 SETTEMBRE 2011 ARRIVA IL DECLASSAMENTO!!
Dal 1993 hanno dato inizio alle grandi svendite, regali, ai potentati bancari internazionali.
Oggi gli stessi signori (da Romano Prodi in sù fino Mario Draghi) sono partiti con la seconda fase...
Prossimo passaggio? Declassamento del debito italiano da parte delle agenzie (lobbies) di rating: Standard & Poor's, Moody's e Fitch?... SI, OGGI, 20 SETTEMBRE 2011 ARRIVA IL DECLASSAMENTO!!
Gli arresti presso le corti del Servizio Italiano, hanno avuto subito gli effetti sperati , tanto da spingere il Ministro Amato a dichiarare necessaria e repentina una riforma dei servizi segreti che ne limiti il campo d'azione, con una maggiore regolamentazione per evitare prima di ogni altra cosa la violazione della privacy dei cittadini. La destabilizzazione delle strutture di difesa di uno Stato, implicano inevitabilmente un'indebolimento dello Stato, già reso precario dall'invasione delle lobbies in certe sfere di potere.
L'illusione dell'inflazione e del denaro, spinge le persone a scambiare cose reali con cose non reali.
Così Eni ha ceduto la proprietà di Snam Rete Gas e delle attività di stoccaggio, perché è stato individuato come primario obiettivo dividere le imprese che gestiscono diverse fasi all'interno della filiera produttiva; questa cosa ha reso così contenti gli alti dirigenti, che il titolo si è subito riapprezzato lasciando comunque il dubbio che dietro vi sia invece una grande speculazione visto le grandi ambizioni della Goldman Sachs. Quest'ultima, tra le altre cose, si sta muovendo anche trasversalmente verso la Finmeccanica, provocando il crollo del titolo mediante la vendita sul mercato dei titoli in portafoglio.
Così Eni ha ceduto la proprietà di Snam Rete Gas e delle attività di stoccaggio, perché è stato individuato come primario obiettivo dividere le imprese che gestiscono diverse fasi all'interno della filiera produttiva; questa cosa ha reso così contenti gli alti dirigenti, che il titolo si è subito riapprezzato lasciando comunque il dubbio che dietro vi sia invece una grande speculazione visto le grandi ambizioni della Goldman Sachs. Quest'ultima, tra le altre cose, si sta muovendo anche trasversalmente verso la Finmeccanica, provocando il crollo del titolo mediante la vendita sul mercato dei titoli in portafoglio.
Mentre è stata, per il momento, esclusa la possibilità di fusione strategica Eni-Enel per contrastare le scalate ostili da parte degli operatori esteri, come hanno fatto i nostri cugini francesi, D'Alema annuncia l'alleanza Eni-Gazprom che permettera' alla societa' italiana di acquisire concessioni, e ai russi di entrare nella nostra distribuzione. Questo quando in Russia per legge Gazprom avrà il monopolio dell'export di Gas, chiudendo il mercato a quei pochi produttori indipendenti di poter accedere alla capillare rete di gasdotti che collega i giacimenti siberiani ai mercati europei. La nuova legge permetterà al governo russo di controllare il livello dei prezzi senza permettere a nessuno di destabilizzarlo, mentre Gazprom si sta impegnando a stingere numerosi accordi per acquistare tutto il gas prodotto in Russia dalle società petrolifere. La Russia chiude così anche i ponti di intermediazione con società terze come era stato chiesto dall'Europa con la ratifica della carta dell'Energia, che avrebbe permesso agli Stati Europei di comprare il gas del Turkmenistan senza passare per il governo russo.
Ecco i miracoli dei nostri politici: liberalizzare ora che si istituisce per legge un monopolio, ora che l'energia è centellinata da uno Stato e non da un'impresa. La legge del consumatore, tra l'altro falsa e fuorviante, ha permesso che gli Italiani fossero messi in balia di questi Titani, e a questo punto chi eviterà le crisi energetiche causate dalle troppo rigide temperature siberiani? Chiusi i rubinetti del gas, bruceremo le bollette in nome delle quali ci siamo venduti uno Stato, e quel piccolo gioiello che Mattei ci aveva donato per dare una fiaccola di energia al proprio Paese, per evitare che la dipendenza energetica potesse renderci schiavi di altre potenze. Possibile che nessuno riesca a fermare questo scempio? Possibile che proprio quando i servizi segreti subiscono un'altra aggressione, l'Italia viene di nuovo venduta?
Per quanto tempo ancora questa politica deleteria andrà avanti, davvero occorrerà aspettare il tracollo?
SETTEMBRE 2011
S&P TAGLIA RATING ITALIA, GOVERNO FRAGILE - La scure di Standard and Poor's si abbatte sull'Italia. Mentre tutti gli occhi erano infatti puntati su Moody's - che giorni fa ha rinviato la sua decisione sul nostro paese - S&P ha deciso a sorpresa di tagliare il rating sulla capacità dello Stato di far fronte all'elevatissimo debito pubblico. Motivo: una crescita economica sempre più debole e una situazione di incertezza politica che ostacola la ripresa. Incertezza che - secondo gli analisti di S&P - rende molto difficile raggiungere gli obiettivi fissati nel programma di austerity. In particolare il rating di lungo termine viene abbassato da A+ ad A, ma con outlook negativo. Ciò significa che in futuro il rating potrà ulteriormente essere tagliato. Anche perché le previsioni per il debito sono decisamente peggiorate: il picco - spiegano gli analisti dell'agenzia - è atteso più in là nel tempo e raggiungerà un livello ancor più elevato del previsto. Nel rapporto di Standard and Poor's non si usano mezzi termini: "La fragilità della coalizione di governo in Italia - si legge - limita la capacità di risposta dello Stato" nell'affrontare una crisi economica e finanziaria che sta colpendo il nostro Paese come altri dell'Eurozona. E i vari tentativi che hanno caratterizzato la messa a punto da parte del governo Berlusconi della manovra 'lacrime e sangue' da 60 miliardi di euro lasciano intravedere come non sarà per nulla facile attuare in maniera efficace il programma di consolidamento di bilancio. Anche perché - evidenzia Standard and Poor's - le autorità italiane appaiono "riluttanti" nell'affrontare quelle che vengono considerate le "questioni chiave" della crisi economica italiana: dagli ostacoli strutturali che da sempre rallentano la crescita al basso tasso di partecipazione al lavoro, alla eccessiva rigidità sia del mercato del lavoro sia di quello dei servizi. Il dito viene puntato non solo sul governo e sulle lotte intestine alla coalizione di maggioranza, ma anche sulle divisioni all'interno del Parlamento "che - sottolinea S&P - continueranno a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisa alle sfide macroeconomiche interne ed esterne". Di qui l'outlook, con la possibilità di abbassare ulteriormente il rating dell'Italia nelle settimane a venire.
F.V.
L'informatore
Per quanto tempo ancora questa politica deleteria andrà avanti, davvero occorrerà aspettare il tracollo?
SETTEMBRE 2011
S&P TAGLIA RATING ITALIA, GOVERNO FRAGILE - La scure di Standard and Poor's si abbatte sull'Italia. Mentre tutti gli occhi erano infatti puntati su Moody's - che giorni fa ha rinviato la sua decisione sul nostro paese - S&P ha deciso a sorpresa di tagliare il rating sulla capacità dello Stato di far fronte all'elevatissimo debito pubblico. Motivo: una crescita economica sempre più debole e una situazione di incertezza politica che ostacola la ripresa. Incertezza che - secondo gli analisti di S&P - rende molto difficile raggiungere gli obiettivi fissati nel programma di austerity. In particolare il rating di lungo termine viene abbassato da A+ ad A, ma con outlook negativo. Ciò significa che in futuro il rating potrà ulteriormente essere tagliato. Anche perché le previsioni per il debito sono decisamente peggiorate: il picco - spiegano gli analisti dell'agenzia - è atteso più in là nel tempo e raggiungerà un livello ancor più elevato del previsto. Nel rapporto di Standard and Poor's non si usano mezzi termini: "La fragilità della coalizione di governo in Italia - si legge - limita la capacità di risposta dello Stato" nell'affrontare una crisi economica e finanziaria che sta colpendo il nostro Paese come altri dell'Eurozona. E i vari tentativi che hanno caratterizzato la messa a punto da parte del governo Berlusconi della manovra 'lacrime e sangue' da 60 miliardi di euro lasciano intravedere come non sarà per nulla facile attuare in maniera efficace il programma di consolidamento di bilancio. Anche perché - evidenzia Standard and Poor's - le autorità italiane appaiono "riluttanti" nell'affrontare quelle che vengono considerate le "questioni chiave" della crisi economica italiana: dagli ostacoli strutturali che da sempre rallentano la crescita al basso tasso di partecipazione al lavoro, alla eccessiva rigidità sia del mercato del lavoro sia di quello dei servizi. Il dito viene puntato non solo sul governo e sulle lotte intestine alla coalizione di maggioranza, ma anche sulle divisioni all'interno del Parlamento "che - sottolinea S&P - continueranno a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisa alle sfide macroeconomiche interne ed esterne". Di qui l'outlook, con la possibilità di abbassare ulteriormente il rating dell'Italia nelle settimane a venire.
F.V.
L'informatore

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