lunedì 19 settembre 2011

Finmeccanica: affari sporchi e il dovere della trasparenza.

Finmeccanica. Una delle due multinazionali manifatturiere ( l’altra è la Fiat) che oggi sono in Italia. Una multinazionale che il nostro governo può utilizzare per fare politica estera. Ebbene questa multinazionale, controllata dallo Stato, ha alcuni dirigenti nell’occhio del ciclone per frequentazioni ambigue, per contatti non limpidi, per essere stata coinvolta in inchieste e scandali come quelli di Bari e napoli, per citare solo gli ultimi.. Massimo Mucchetti, sul Corriere della Sera, si pone il problema di capire se i sistemi di controllo interni funzionino a dovere. Hanno il diritto di saperlo; il paese, gli investitori, i dipendenti.
Come altre società quotate, Finmeccanica ha un servizio di internal audit e un comitato per il controllo interno del consiglio di amministrazione. È il momento di usarli in modo convincente, altrimenti dovremo credere, come purtroppo è già accaduto in Telecom Italia, che questi organismi della corporate governance siano, al dunque, soltanto fumo negli occhi. Finmeccanica è controllata dal Tesoro al 32%. Il resto del capitale è in Borsa. I mercati finanziari, ai quali la società ha chiesto di sottoscrivere obbligazioni e aumenti di capitale cospicui, hanno diritto di sapere, ancorché finora abbiano reagito più alle indiscrezioni sul futuro dell’Ansaldo, croce e delizia del gruppo Finmeccanica, che alle notizie giudiziarie. Più ancora dei mercati ha diritto di sapere il Paese, per il quale Finmeccanica rappresenta una doppia ricchezza: è una delle due principali multinazionali manifatturiere (l’altra è Fiat) ancora capaci di spese importanti in ricerca e sviluppo; è una delle due multinazionali (l’altra è l’Eni) con cui il governo può fare politica estera. Ma più di tutti sono i 76 mila dipendenti e dirigenti per bene (esistono e sono tanti) ad aver diritto di sapere quali siano oggi i veri rapporti del vertice aziendale con l’azionista pubblico, macchiato nella componente lettiana e in quella tremontiana dalle imprese dei luogotenenti Luigi Bisignani e Milanese e addirittura ridicolizzato dal premier che alimenta la sua attività sessuale facendosi mallevadore di affari privati con i soldi degli altri, dove gli altri sono i contribuenti e i soci di minoranza, i primi azionisti di Finmeccanica per mezzo del Tesoro e i secondi in proprio.

La Famiglia Finmeccanica

Finmeccanica è il colosso della difesa italiano da 18 miliardi di fatturato e 77 mila dipendenti. Finmeccanica vuol dire armi e spazio, aerei, elicotteri, radar, turbine e treni. E’ un pezzo decisivo del sistema Italia. L’8 luglio scorso, Lorenzo Cola è stato arrestato dalla Procura di Roma con l’accusa di riciclaggio. Era il consulente economico di Pierfrancesco Guarguaglini (presidente e ad di Finmeccanica) e di sua moglie Marina Grossi, (amministratore delegato di Selex).
Lorenzo Cola è l’uomo del mistero. In Finmeccanica curava gli affari americani del gruppo, collegato alla Cia e ai nostri servizi militari. Del suo passato si sa pochissimo, dei suoi rapporti con aziende e uomini del settore militare ancora meno.
Secondo la magistratura, Cola entra in contatto con Gennaro Mokbel, uomo d’affari romano già coinvolto nell’inchiesta su Telecom Italia Sparkle-Fastweb. Mokbel è l’uomo che fa candidare Nicola Di Girolamo nelle liste pdl alle ultime elezioni politiche. Arrestato lo scorso marzo, Di Girolamo, dopo qualche mese di carcere ha patteggiato la pena e confessato tutti i particolari della frode che la coppia Mokbel-Cola avevano messo in atto per acquisire un’importante azienda del gruppo Finmeccanica


FINMECCANICA MOKBEL/ Inchiesta sul mostro nero che ha manovrato questa “cupola”.

     

Inchieste - Italia

Lunedì 22 Novembre 2010 08:13

Prima Fiorenza Sarzanini su “Il Corriere della Sera”, poi “Report” ieri sera, hanno riproposto la vicenda di Gennaro Mokbel al centro del dibattito. Una vicenda, probabilmente, passata troppe volte in secondo piano o addirittura dimenticata dai grandi media.


Gli intrecci tra Fastweb Telecom Sparkle e il tesoro di Mokbel

Lorenzo Cola: uno sconosciuto potentissimo

Troppi misteri e strani suicidi intorno alle due inchieste

E questo è stato un errore enorme, non solo per l’entità della truffa portata alla luce dagli inquirenti nell’inchiesta che coinvolge i vertici di Fastweb e Telecom; non solo per un altro filone delle indagini riguardanti fondi neri di cui sembrerebbe godesse un colosso italiano come Finmeccanica; ma anche per la stessa figura di Mokbel, un imprenditore che aveva legami con i movimenti eversivi di destra, con le logge massoniche, con i servizi segreti italiani e, soprattutto, con la ‘ndrangheta. Proviamo a ricostruire, in breve, quanto sta accadendo cercando di dar rilevo proprio al macchinatore di questa cupola. Appunto il “mostro nero” (così molti lo chiamano) Gennaro Mokbel.


LUCI E OMBRE NELL’INCHIESTA FASTWEB – TELECOM

L’inchiesta, che secondo molti nasce addirittura nel 2007, è scoppiata come una bomba ad orologeria l’anno scorso, smascherando uno dei più grandi scandali economico-politici degli ultimi anni. Una truffa senz’altro internazionale, siccome, secondo gli inquirenti, una villa ad Antibes, sulla Costa Azzurra, era la sede operativa della “macchina illegale”.

Le accuse vanno dal riciclaggio di denaro all’associazione per delinquere transnazionale, fino all’evasione fiscale. Un sistema che univa al suo interno mafia (le ’ndrine di Isola Capo Rizzuto), politica (l’ex senatore del Pdl Nicola Di Girolamo), compagnie telefoniche internazionali (Telecom e Fastweb), neofascisti legati all’alta finanza e alla criminalità organizzata (appunto Gennaro Mokbel), ufficiali delle forze dell’ordine (Polizia di Stato e Guardia di Finanza) e alcuni commercialisti di fiducia.

In pratica, secondo l’accusa, “Telecom Italia Sparkle (la controllata del Gruppo per i cavi sottomarini e il traffico telefonico estero, ndr) e Fastweb – si legge nelle carte - fungevano consapevolmente da cassa” dalla quale si estraevano i soldi per successivo riciclaggio, “in cambio dell'aumento dei crediti Iva verso l'erario, dell'aumento del fatturato e dei margini ottenuti grazie alla riappropriazione di parte dell'Iva” pagate a società create ad hoc, intestate a prestanomi, riconducibili, però, tutte a lui, Gennaro Mokbel, la testa di questa cupola. In pratica, dunque, la frode avveniva “attraverso la falsa fatturazione di servizi telefonici e telematici” (dunque con il placet di Telecom e Fastweb) alle società estere coinvolte, che altro non erano che scatole vuote. Totale della frode: 365 milioni di euro. Chiaramente a danno del fisco italiano.

Alla sbarra sono finiti pezzi da novanta dei due gestori telefonici: il fondatore ed ex amministratore delegato di Fastweb Silvio Scaglia (che, prima di essere arrestato, si era rifugiato a mo’ di “latitanza” all’estero; è stato poi localizzato in Gran Bretagna), l’attuale ad Stefano Parisi e altri 6 dirigenti; per quanto riguarda, invece, Telecom Italia Sparkle sono finiti in manette il timoniere Stefano Mazzitelli, il responsabile dell’area “Europe”, Massimo Copito, il presidente del cda Riccardo Ruggiero e il capo dell’amministrazione interna Carlo Baldizzone. Ma, come abbiamo detto, l’inchiesta ha colpito anche importanti istituzioni. In carcere, infatti, anche un maggiore delle Fiamme Gialle, Luca Berriola, in servizio al Comando Tutela Finanza Pubblica, che avrebbe preso la tangente su una delle operazioni di riciclaggio.

Senza dimenticare, poi, l’ex senatore Pdl Di Girolamo, accusato di associazione a delinquere e riciclaggio in quanto parte del sodalizio criminale. L’ex pidiellino, circa due mesi fa, ha deciso di patteggiare una pena di cinque anni e la restituzione di quattro milioni e 700 mila euro, provento dell'attività di riciclaggio a lui destinato. Ma avrebbe patteggiato anche in riferimento all’aggravante mafiosa. La sua elezione infatti sarebbe stata, secondo gli inquirenti, favorita da Mokbel (chiaramente anche lui alla sbarra) e finanziata con gli stessi soldi riciclati, tramite i quali è stato possibile “convincere” la famiglia Arena, della 'ndrangheta di Isola Capo Rizzuto, a concretizzare un broglio elettorale. Nel 2008 infatti Di Girolamo viene eletto senatore nella circoscrizione estera. Ma in che modo si realizza questa elezione? Di Girolamo vince perché gli uomini della famiglia Arena gli hanno procurato falsi documenti di residenza estera, hanno trovato le schede, le hanno falsificate e hanno confezionato, come detto, un broglio fuorisede.



TESORO MOKBEL

Nel corso di questi indagini, a fine febbraio, i carabinieri sono arrivati anche a sequestrare il tesoretto che Mokbel, attraverso questo sistema, si era riuscito a costruire. Ed è stato trovato a Roma, nel quartiere Collina Fleming. Si tratta di migliaia di dipinti, serigrafie, litografie e decine di sculture in cui il sodalizio reimpiegava parte degli enormi beni illegalmente acquisiti. Opere di De Chirico, Capogrossi, Tamburri, Schifano, Borghese, Palma, Clerici e Messina. Oltre a due enormi sculture dei suoi due “idoli”: Mussolini e Hitler.

Ma non è tutto. Mokbel aveva messo su anche società (intestate sempre a prestanomi) con il compito di riciclare il denaro sporco. Questo, ad esempio, era la finalità della “Emme e Emme srl”, società aperta nel quartiere Prati cosituita ad hoc per comprare una gioielleria ai Parioli. Nell’elenco, ancora, anche una seconda gioielleria, la “Monil srl”, una palestra a Ostia, le “Antiche Officine Campidoglio” utilizzata per comprare auto di grossa cilindrata e due imbarcazioni, e ancora un ristorante e un’agenzia immobiliare, tramite la quale vennero acquistati due appartamenti in Via Cortina d´Ampezzo (in uno dei quali abitava lo stesso Mokbel con la moglie Giorgia Ricci, anche lei coinvolta ed ora agli arresti domiciliari).

Ma perché tanta importanza alle gioiellerie? Lo spiega nelle carte il GIP: “L’organizzazione ha convertito parte degli illeciti proventi del riciclaggio in pietre preziose, indicate nel gergo romanesco come ‘serci’, con l’evidente scopo di rendere sempre più difficoltosa un’eventuale ricostruzione dei flussi illeciti del riciclaggio”. Per un totale di 4 milioni di euro convertiti in diamanti.



APPROFONDIMENTI

FINMECCANICA MOKBEL/ Inchiesta sul mostro nero che ha manovrato questa “cupola”.

FINMECCANICA MOKBEL/ Lorenzo Cola: uno sconosciuto potentissimo

FINMECCANICA MOKBEL/ Troppi misteri e strani suicidi intorno alle due inchieste



Domani punteremo l'attenzione sulla figura di Gennaro Mokbel: dalla destra eversiva ai servizi segreti fino alla 'ndrangheta, scopriremo chi è davvero questo "mostro nero".

 «Debbie Castaneda? E chi è Debbie Castaneda?». In Finmeccanica cadono dalle nuvole. Debbie Castaneda è una modella, una modella colombiana amica di Paolo Pozzessere. Chi sia Pozzessere, invece, lo sanno benissimo, in Piazza Monte Grappa. Dal settembre del 2007 è il direttore commerciale. Ma tutta la sua carriera, 27 anni, si è dipanata dentro il gruppo dell’aerospazio & difesa. «Un lavoratore indefesso e generoso», lo descrivono. Fulcro di un’attività mai sotto i riflettori e però cruciale: tirare le reti dei contratti che altri uffici di Finmeccanica predispongono con la loro azione di lobbing.

«Siamo alle solite, Paolo è un bell’uomo e ha trascorsi sentimentali burrascosi, facile fare strumentalizzazioni». A parlare è un dirigente di lungo corso in Finmeccanica. Alle solite? «Ma sì, basta incontrarlo con una donna e subito gli appioppano l’ennesima avventura. Poi, dico, dove lo troverebbe il tempo, dovendo coordinare il commerciale di tutte le aziende in Italia e all’estero del gruppo?». Già, Pozzessere non è il classico “culo di pietra”: oggi a Roma, domani negli Stati Uniti, dopodomani in Russia. Dove è stato di casa, a Mosca, sempre per lavoro.

Pozzessere rimane figura conosciuta solo agli addetti e dintorni fino all’altro giorno, quando spuntano le intercettazioni sul caso dell’estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Il faccendiere Gianpaolo Tarantini finisce in carcere e il giornalista Valter Lavitola, l’editore dell’Avanti, è ricercato e attualmente all’estero. Debbie spunta fuori proprio dalle conversazioni di Lavitola: amica di Pozzessere e amica del premier.

Ampia esperienza internazionale e una vita movimentata. Anche nel privato: un matrimonio e due figli, una convivenza e un figlio. I rapporti non durano. «Cose sue, ma a intuito per una donna dev’essere difficile star vicino a chi gira come una trottola». Al contrario, l’amore per la “Magica”, la squadra di calcio della Roma, non è mai sfiorito. I suoi 54 anni Pozzessere se li porta “da dio”, perché ovunque si trovi fa attività fisica. La laurea in Giurisprudenza gli serve per districarsi nei meandri normativi dei tanti Stati che tocca nel suo peregrinare per affari, ma è il “commerciale” l’abito professionale che lo veste su misura: «Si presenta bene e tratta ancor meglio».



La sede centrale di Finmccanica



Lo stesso premier, Silvio Berlusconi ha avuto parole di elogio per lui dopo averlo visto in azione durante una missione in Bielorussia. E sempre il premier – più precisamente il governo che guida – è all’origine del contatto fra il manager di Finmeccanica e Lavitola. Già, perché in Piazza Monte Grappa la questione la declinano esattamente così: «Lavitola è stato “subìto” da Paolo». Per sommi capi, e fatta la tara dell’ovvia difesa d’ufficio a favore del manager, la storia sarebbe questa. Panama vuol mettere in sicurezza il canale, dove passa di tutto e, soprattutto, dove transitano quintalate di droga. Il business è di quelli importanti, avendo Finmeccanica aziende specializzate proprio nel settore della “security”. La società apre i necessari canali diplomatici, interni ed esteri, finché, ad un certo punto, autorevoli ma non meglio precisate fonti governative fanno sapere: a Panama il contatto da utilizzare è Lavitola. Da questa indicazione, si spiega, nasce anche il rapporto di consulenza del giornalista-editore-faccendiere con il gruppo: «Cifra per niente importante. E rapporto chiuso lo scorso mese di luglio. Del resto, era proprio finalizzato al business di Panama». Che è andato a buon fine.

Le ossessioni sessuali di B., il giro di escort che avvolge la sua disordinata esistenza, hanno fatto il giro del pianeta provocando commenti catastrofici per l’Italia. Neppure i turchi ci vogliono più. Parola di Paolo Pozzessere, potentissimo direttore commerciale di Finmeccanica, il colosso pubblico per il quale lavorava anche Valter Lavitola, il “faccendiere” amico di Berlusconi.

È il 14 giugno di quest’anno e Pozzessere si intrattiene al telefono con Debbie Castaneda. “Proprio ieri – dice con tono affranto – ho saputo una cosa bruttissima. Questa storia delle escort sta rovinando il presidente. Ero in Turchia e ho saputo che il presidente Erdogan non vuole più incontrarlo e avere rapporti con lui proprio per questo“. Recep Tayyp Erdogan, leader del paese porta d’Europa in Asia, non intende avere più a che fare col capo del governo italiano.

Uno smacco, una vera e propria débâcle sul piano dei rapporti internazionali. Come se non bastassero le indiscrezioni sui giudizi pesantissimi rivolti ad Angela Merkel. “Berlusconi – dice ancora Pozzesserenon andrà lontano, e a me dispiace“. Non certo per adesione ideologica o simpatia politica. Il manager pensa a se stesso: “Ma quando mi ricapita di conoscere il presidente del Consiglio!“.

Negli atti depositati dalla Procura di Napoli c’è il racconto in diretta di una parte degli uomini e delle donne che vivono all’ombra del sistema di potere berlusconiano. Gente come Gianpi Tarantini, un cocainomane fallito che si accontenta delle briciole, faccendieri in ascesa come Valter Lavitola che sono già nel gioco grosso degli appalti miliardari di Finmeccanica e di altre società pubbliche che operano all’estero, ma vogliono di più, donne affascinanti come Debbie Castaneda che hanno la loro personale password per entrare dentro meccanismi importanti.


Debbie Castaneda

Donna affascinante, già miss Colombia e amica del presidente Uribe, la Castaneda lavorava in Finmeccanica e aveva un filo diretto con Pozzessere. Parlano di tutto . “Il presidente sta messo proprio male – si sfoga Pozzessere nella telefonata del 14 giugno – ieri ha preso un’altra mazzata co’ sto cazzo di referendum. Secondo me a ottobre lo mandano a casa“. Debbie, però, pensa ai casi suoi, e soprattutto al suo nome che circola sui giornali. “Però poteva uscire senza dire un cazzo di me, o no?“. Pozzessere comprensivo: “Cara, nei casini ci stai sempre tu“. Poi i due continuano parlando dell’allegra compagnia che circonda Berlusconi. “Mi hanno detto che la Santanchè ha 4-5 milioni di debiti, si è rifatta casa e non ha pagato i fornitori“, pettegola Pozzessere. Categorica e spietata la bella Debbie: “Quella è stata sempre una stronza, Paolo. Con tutti“. Pozzessere prende fiato e spara pure lui: “Questa è gente di merda, e d’altronde è la stessa che circonda Berlusconi“. Vanno avanti così i due, con giudizi sul Circo Barnum che affolla il governo e il suo sottobosco.

Quella – dice l’ex modella sempre riferendosi alla Santanchèce l’ha messa Ignazio (La Russa, ndr) e poi hanno anche litigato“. Core ingrato, gente che scappa, clima da ultime giornate di Salò. Paolo Pozzessere tira un sospiro e poi fa una previsione: “Quando Berlusconi cadrà, credimi, tutta questa gente sparirà”. All’estero ci schifano, Erdogan non vuole che Berlusconi si faccia vedere ad Ankara e dintorni, tutto per colpa delle escort e degli scandali sessuali.

Ma cosa è successo al Cavaliere? L’alto manager di Finmeccanica ha pochi dubbi: “È impazzito, da quando lo ha lasciato la moglie Veronica non ci sta più con la testa“. Su quali erano i rapporti tra Gianpi Tarantini e Berlusconi, se ne saprà di più oggi, quando a Bari tutti gli atti dell’ inchiesta D’Addario-escort saranno resi pubblici. Tredici imputati ai quali vengono contestati non solo i reati legati al giro di escort, ma anche storie legate ad appalti pubblici.

Il rapporto fra Pozzessere e Lavitola, però, non sembra essersi esaurito. Difatti ecco spuntare una conversazione in cui il direttore commerciale di Finmeccanica chiede di essere “raccomandato” presso Berlusconi per affari che Finmeccanica potrebbe realizzare in Thailandia. “Raccomandazione” strana considerando che, sempre a leggere le trascrizioni delle intercettazioni, Pozzessere sembra poter avere un accesso telefonico diretto con il premier. Ma questo è un assist, dalle parti di Piazza Monte Grappa: «Visto il lavoro che fa, perché Paolo non dovrebbe utilizzare certe entrature?». Già, perché? Magari per la ragione che il primo ministro medesimo adduce quando gli viene ricordato l’aggancio – parrebbe per il suo stesso tramite – di Pozzessere con il senatore argentino Esteban Caselli: «Alla larga, è pericolosissimo!».



16.9.2011
 18:17 - Salvatore Metrangolo, consigliere di amministrazione della Seicos e presidente della Ssi, due società del gruppo Finmeccanica, ha rassegnato le proprie dimissioni. Lo annuncia lo stesso Metrangolo in una nota nella quale spiega che la decisione è stata presa "per evitare che le recenti notizie di stampa possano generare strumentalizzazioni a danno dell'azienda Finmeccanica". Il manager è coinvolto nell'inchiesta della Procura di Bari sulle escort.

MILANO, 19 SET – Finmeccanica affonda (-9,25%) a Piazza Affari e viene costretta a uno stop in asta di volatilita'. Operatori ed analisti non escludono che la nuova bufera giudiziaria possa avere un peso ma ritengono che a scatenare le vendite siano i realizzi, in una seduta dall'intonazione negativa per tutto il listino, dopo il rally del titolo della settimana precedente.

Finmeccanica nelle ultime tre sedute ha guadagnato infatti il 25% sulle attese per un riassetto delle attivita'. Prima l'ipotesi di una cessione di Ansaldo Sts a General Electric e poi le voci di un interesse della francese Alstom per Ansaldo Breda hanno tenuto sugli scudi i titoli del gruppo per diverse giornata. Lo scandalo di escort e appalti non lascia peraltro del tutto indifferente il mercato, alla luce anche delle recenti dimissioni del direttore commerciale Paolo Pozzessere e di un altro dirigente del gruppo, Salvatore Metrangolo, travolti dalla bufera giudiziaria.

19 settembre 2011 | 11:22



19.9.2011

Escort per turbare altre 10 gare d'appalto
Nuova inchiesta della procura di Bari

Altro filone investigativo su una decina di appalti. Nel mirino dei pm anche i vertici di Finmeccanica

foto Ansa
15:41 - La procura di Bari, conclusa l'indagine sulle escort portate da Tarantini nelle residenze del premier, ha aperto un nuovo filone investigativo. Riguarda una decina di appalti, l'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta, l'attenzione sui vertici di Finmeccanica. Secondo l'accusa, Tarantini tentò di mettere le mani su appalti che contano, utilizzando le escort per arrivare a chi era in grado di turbare le gare d'appalto.
Nel fascicolo-stralcio della prima inchiesta della procura barese sulle escort portate da Tarantini a Palazzo Grazioli dal premier sarebbe contenuto anche l'incontro del 21 gennaio 2009 nell'hotel De Russie di Roma in cui si parlava di un appalto da 55 milioni da smembrare e da far vincere agli amici di Gianpi. A quella riunione parteciparono Tarantini, Lea Cosentino (all'epoca dg della Asl Bari e per questo ribattezzata "lady Asl") e gli imprenditori pugliesi Cosimo Catalano della "Supernova" di Lecce ed Enrico Intini.

All'incontro avrebbero partecipato anche i vertici di Finmeccanica, rappresentati da Rino Metrangolo (che curava gli interessi del gruppo Finmeccanica e che avrebbe "usufruito" delle escort messe a disposizione da Gianpi, come emerge dagli atti già depositati). Negli atti compaioni più volte anche i nomi di diversi altri dirigenti di Finmeccanica, tra cui il manager di Seicos (società del gruppo), Domenico Lunanuova, e lo stesso presidente della holding, Pierfrancesco Guarguaglini.

Bertolaso: "C'è la volontà di distruggere"
Intanto, da Perugia, in una pausa dell'udienza preliminare per l'inchiesta sugli appalti per i Grandi eventi, interviene l'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, citato anche nell'inchiesta barese sulle escort assieme alla stessa Protezione civile. "E' ovvio che c'è la volontà precisa di distruggere una realtà amata e apprezzata da tutti gli italiani" e che "all'estero si è sempre fatta onore". "E' ovvio - aggiunge Bertolaso - che non era assolutamente tollerabile. Perché una protezione civile assolutamente apolitica e apartitica come quella che eravamo riusciti a mettere in piedi non poteva essere accettata da un Paese e da un sistema che purtroppo come vediamo si basa su rapporti politici e partitici".
 
 
F.V.
 
 
 
L'informatore

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