sabato 24 settembre 2011

L'UE E IL SOGNO DEL NUOVO PARTENARIATO

Un vertice Ue per la partnership orientale in perfetto stile antirusso. È questa la definizione migliore per il summit che si terrà a Varsavia il prossimo 29 settembre. Il vertice dovrebbe servire ad implementare il partenariato orientale e riconoscere così le aspirazioni europee di sei Paesi satellite dell’ex Unione Sovietica: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina. Per ora non è prevista la partecipazione del leader francese e britannico. E tra le sei nazioni alcune non sono completamente convinte della loro presenza al summit.
“I partecipanti al vertice di Varsavia riconoscono le aspirazioni europee e la scelta europea di alcuni partner e il loro impegno a costruire una democrazia più profonda e sostenibile”, dichiara un comunicato del summit Ue, che sottolinea come la cosiddetta politica del partenariato orientale decisa dall’Unione europea, che mira ad inserire questi Paesi nel mondo euro-atlantico, debba essere rafforzata e resa più visibile dopo il varo del progetto due anni orsono. Nel documento vengono promesse risorse aggiuntive al bilancio comunitario del 2012-2013 e la creazione futura di uno “spazio economico” con l’Ue, simile al patto di libero scambio contratto con Islanda, Norvegia e Svizzera da parte dell’Unione europea. Ma cosa ne pensano i sei Paesi interessati al partenariato? Da quanto emerso, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina, si impegnano a “sottolineare l’importanza strategica” del programma dell’Unione per la realizzazione del gasdotto Nabucco voluto da Washington con il placet di Bruxelles – sottolineiamo noi – per rompere il monopolio della Russia sul gas del Caspio. A cui si aggiunge, sempre dal comunicato Ue, la loro accoglienza per il ruolo rafforzato “dell’Unione europea nella risoluzione dei conflitti” nella regione “anche attraverso la presenza sul campo” dell’Ue. Ergo, dei suoi militari che dovrebbero vigilare su eventuali tensioni regionali. I Paesi membri dell’Unione hanno già approvato il progetto con una dichiarazione martedì scorso, mentre le sei nazioni che aspirano al partenariato dovranno confermare il loro assenso prima del vertice, previsto per il prossimo 29 settembre. Fra i leader europei più attesi va annoverato il cancelliere tedesco Angela Merkel, mentre altri 19 leader di Stati membri Ue hanno fatto sapere di essere pronti a partecipare al summit, inclusi tutti gli ex Paesi satellite della Russia e attuali membri Ue, nonché quelli del Benelux e gli Stati dell’Europa settentrionale. Francia e Gran Bretagna invece dovrebbero inviare una rappresentanza, guidata rispettivamente dal ministro degli Esteri francese François Fillon e dal vice premier britannico Nick Clegg. Italia e Spagna al contrario stanno ancora valutando se prendere parte o meno. Per quanto riguarda i sei Paesi extra-europei invieranno tutti i loro capi di Stato ad eccezione della Bielorussia, che farà affidamento sul ministro degli Esteri perché il presidente Alexander Lukashenko è poco gradito ai tecnocrati europei per le attività repressive nei confronti dei dissidenti. Secondo il documento redatto in vista del vertice, l’Unione europea chiede alla Bielorussia – a cui è dedicato un paragrafo speciale – il rilascio immediato e la riabilitazione di tutti i prigionieri politici ed esprime “profonda preoccupazione” per la repressione. Una litania che accompagna quasi tutti i giorni le dichiarazioni di Bruxelles contro le attività di Lukashenko. A Minsk viene promesso però l’avvio di colloqui allo scopo di ottenere più facilmente visti Ue “per il bene della popolazione in generale”. Complesso anche il rapporto con l’Ucraina, che vive sospesa fra aspirazioni europee e legami indissolubili con la Russia. In più Kiev ha avuto problemi con Bruxelles e le sue istituzioni, a causa delle continue ingerenze degli eurocrati nelle faccende di casa di altri Paesi. In particolare per l’Ucraina, nella vicenda che vede coinvolta l’ex leader del “golpe arancione” Julya Tymoshenko, in carcere da un mese con l’accusa di abuso d’ufficio nella risoluzione della crisi energetica russo-ucraina del 2009. interessante è anche la necessità avvertita nel documento di spingere Armenia e Azerbaigian ad un maggiore impegno nel costruire una democrazia più decisa e sostenibile. L’Armenia ad esempio mette in carcere i manifestanti, tortura i prigionieri e molesta i giornalisti. A cui si aggiunge un Pil procapite più basso di quello dell’Angola, ma con i parlamentari che viaggiano in Porsche Cayenne, dal valore di 100mila dollari. Stesso discorso per l’Azerbaigian, che ricco di petrolio è controllato dal clan del presidente Alyiev e si prodiga nell’imprigionare gli avversari politici. Ma poco importa questo agli eurocrati, che preferiscono puntare il dito contro la Russia, accusata di essere sotto in mano ad un autocrate (Putin) e di negare i diritti umani. Comunque in seno all’Ue non tutti sembrano d’accordo nel voler estendere il partenariato orientale ai sei Paesi extra-europei. Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi non hanno nessuna voglia di dare il via libera alla partnership. Parigi blocca sistematicamente il progetto rifiutando la definizione di “Stati europei” alle sei nazioni citate nei documenti Ue, perché suona troppo simile a “Stati membri dell’Ue”. In realtà il cruccio dell’allargamento ad est è sentito per lo più dagli ex Stati satellite dell’Unione Sovietica, come Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, membri a tutti gli effetti del Gruppo di Visegrad (G4), alleanza economica da poco trasformata anche in alleanza militare, sotto l’egida di Varsavia, che sperano di portare con loro anche l’Ucraina. A questi si aggiungono gli Stati Baltici (Lettonia, Lituani ed Estonia). Tutti accomunati da una decisa avversione per la Russia, che preferisce fare accordi economici ed energetici con altri Stati europei, piuttosto che con loro. Mosca dal canto suo non gradisce le ingerenze dell’Unione attorno al suo limes, che rischia di incrementare la presenza di basi e militari Nato a ridosso dei suoi confini.

 (22 Settembre 2011)


F.V.



L'informatore

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