lunedì 19 settembre 2011

Cosa si nasconde dietro il debito pubblico: Il Signoraggio Bancario!

Il debito pubblico è diventato, come non mai, oggetto quotidiano dei media tradizionali;  tutto ciò che accade nel mondo è soggetto imprenscindibile all'andamento di esso. Le notizie arrivano innumerevoli, basta aprire un giornale, una tv qualsiasi, una radio, per ascoltare continuamente notizie "devastanti" sul debito pubblico. A pagarne le conseguenze, chiaramente, sono i popoli. Gli stessi, non avendo consapevolezza, in larga percentuale di cosa sia il debito pubblico, appaiono terrorizzati e al tempo stesso colpevoli di tale catastrofico evento. Nulla di piu' ingannevole. Cerchiamo di argomentare le ragioni e le verità nascoste del "debito pubblico". Anzitutto bisogna entrare nel merito dell'emissione delle banconote per giungere ad altre conclusioni ben piu' articolate, e bisogna quindi col cominciare a parlare di "signoraggio bancario"! E' in uso esclamare: “il più grande inganno del diavolo sia stato far credere all’umanità che lui non esiste”! Questa "tecnica" ha permesso al signoraggio di padroneggiare il mondo in modo del tutto trasparente (agli occhi di tutti). Ma cos'è il signoraggio? In sintesi è il lucro generato dalla creazione della moneta; questo in virtù del fatto che il legislatore internazionale ha concesso alle banche centrali di creare banconote, siano esse contanti che virtuali. Per capire il meccanismo di tale funzione, bisogna entrare nel merito della questione. Esistono, nel momento in cui avviene la creazione sia delle banconote che delle monete, due valori: 1) valore intrinseco (costo della materia prima per l'emissione delle stesse); 2) valore nominale (valore di facciata o legale). La differenza tra questi due valori determina il "signoraggio".  Il valore nominale è chiaramente  molto piu' alto rispetto a quello intrinseco, in modo tale da lucrare il piu' possibile, non  come avviene nel conio delle monete poiché per farle occorre spendere 15 centesimi. Difatti ad emmettere le monete è lo Stato mentre l'emissione delle banconote appartiene alle Banche Centrali. vediamo ciò che avviene nella creazione della "moneta/oro" e della "carta/moneta". Anticamente le monete metalliche erano in oro e quindi con un valore intrinseco piuttosto alto. Colui che coniava le monete (il signore) dava loro un valore nominale più alto così da guadagnarci (aggio).
Il signore riceveva l’oro sotto richiesta di conversione in moneta e imprimeva la sua effige a garanzia del pezzo creato. Il guadagno stava nel fatto che per coniarla venivano usati 10 grammi di oro, ma in realtà ne usavano  9 grammi. La differenza tra i 10 grammi dichiarati (valore nominale) e i 9 grammi usati (valore intrinseco) determinava il "signoraggio" (guadagno).
Nel momento in cui la carta ha sostituito l'oro e si è reso non piu' obbligatorio la riserva aurifera, il signoraggio ha raggiunto quota pari quasi al  100%.
Infatti per stampare una banconota da 5 euro o una da 500 euro bastano solo 30 centesimi di euro. Ciò dimostra  che chi crea oggi le banconote (BCE / Federal Reserve) ha un potere enorme in virtù del fatto che, essendo private, possono "ricattare" qualunque stato che non è disposto a dar loro i bei tornaconti influenzando completamente il nostro quotidiano sotto il nome di "debito pubblico". 
Ad esempio, se i paesi non accettano le privatizzazioni da loro indicate, le Banche Centrali possono in qualsiasi momento negar loro il danaro in prestito (ricatto).
Oltretutto, il danaro prestato dalle banche agli stati è sottoposto ad un interesse (ad. es. 3%) che fa lievitare il debito dei cittadini (sovrani)! In sintesi  una banconota da 100 euro costa al cittadino 103 euro e al banchiere solo 30 centesimi. Questo è il signoraggio. Si potrebbe ovviare a tutto ciò in un modo molto semplice: basterebbe  che lo Stato, " Sovrano", emettesse moneta senza debito, come fa, ad esempio, con le monete metalliche. A tal proposito voglio ricordare che, poco dopo l'entrata in vigore definitiva dell'euro al posto della lira, visto il cambio sfavorevole (speculazione), il ministro Tremonti propose di sostituire le monete da 1, 2 e 5 euro in banconote, ma l'allora attuale governatore Duinsebergar, la sua morte è avvolta nel mistero,  gli rispose dicendo: "Ma il sig. Tremonti sa che così facendo il suo Paese perderebbe il diritto di signoraggio sulla massa di denaro sostituita?".
Dal momento che la banconota non ha un corrispettivo in oro (le banconote sono convertibili in dollari USA ma dal 1971 il Dollaro USA non è più convertibile in oro) non c’è ragione che ad emetterla sia una entità privata né tanto meno che questa entità abbia un monopolio su tale emissione. Inoltre le spese per servire questo prestito (interesse) sarebbero evitate e lo Stato, ovvero tutti noi, avrebbe la giusta autonomia di gestione del Paese.
 Bisogna, a questo punto, mettere l'accento su un avvenimento del tutto anticostituzionale, passato inosservato, mai menzionato dai governanti, che in realtà ha destituito completamente lo "stato" dalla possibilità di decidere le sorti dell'economia e del conseguente debito pubblico dell'Italia; il tutto è accaduto con un colpo di mano ad opera di: Draghi (ex governatore di Banca d'Italia), Napolitano (Presidente dell'Italiana Repubblica), Padoa Schioppa e Prodi, i quali hanno "cancellato" l'articolo 3 dalla "carta" in materia bancaria, il quale dava pieni poteri allo "stato" nelle decisioni finanziarie interbancarie. CANCELLATO!!! Quanto sopra descritto palesa un anomalia sostanziale di fondo che non puo' e non deve passare inosservata, per il bene del divenire, per il futuro dei figli dell'Italia, per il bene del popolo sovrano. La sovranità popolare è "fondamentale" per un paese che vuole vivere sulle proprie capacità intellettuali, creative, culturali; bisogna che ognuno lotti affinchè gli venga riconosciuta la sua "sovranità" per "recuperare" l'umana figura a lui appartenente e non, come contrariamente accade, ciò che per lo stato rappresentiamo: un debito.
E su questo bisogna "meditare" e soprattutto "svegliare la coscienza assopita che è in tutti noi".

F. V.

L'informatore

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